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Arte e donne..

24/08/2016

Mio padre mi diceva che per
far felice una donna
non ci vuole molto,
ma ci vuole molto.
Cioè, si spiegava meglio, non ci vuole molto impegno, ma ci vuole molta passione.

Non ci vogliono molti soldi, ma ci vuole molta creatività.

 Per vedere se la donna che hai accanto sta bene, tu portala a passeggiare, mi diceva.

Portala nei vicoli della città, portala a guardare le cose piccole, come le vecchiette che annaffiano dai balconi.

Che poi le passeggiate aiutano pure ad innamorarsi di più, mi diceva.

Perché quando si cammina i pensieri stupidi scorrono via, e rimane solo il presente, la bellezza del giorno, voi due.

Poi, portala a fare un aperitivo, mi diceva; quella sarà la prova del nove.

Fate un bell’aperitivo insieme, riposatevi dalla passeggiata, bevete e mangiate, ridete, diamine falla ridere.

E se dopo l’aperitivo ti dice: io ho ancora fame, andiamo a cena ?

Allora significa che quella persona sta davvero bene con te.

E felice, mi diceva.
Perché una donna quando sta bene ha sempre fame.

Gio Evan

Fonte: https://m.facebook.com/gioevan7/

P.S. Grazie a Gio Evan
Saluti

dr. De Vulvis Maximo

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Hai avuto il massimo dal sesso? Il 60% delle europee no

29/09/2013

20130929-231149.jpgIn un momento in cui si presume che le donne abbiano acquisito il diritto al piacere, così come la capacità di decidere cosa vogliono in tema sessuale, le cifre indicano che il 60 per cento delle europee soffre di deficit della sessualità. A tutte le età. Con problemi vari e diversi. E sembra siano in aumento. I disturbi si riferiscono al desiderio, all’eccitazione, all’orgasmo, al piacere. Si va dal medico – e raramente dal sessuologo – come dall’avvocato, cercando un “codice del sesso” al quale attenersi.
Le risposte sono generalmente di tipo biologico. Per esempio, dopo il successo della versione maschile, è stato appena annunciato anche il Viagra rosa, il primo di una nuova generazione di farmaci destinati al piacere femminile. Una pillola che promette di migliorare la performance sessuale, ringiovanire il desiderio, far provare eccitazione e piacere. Ma quella della pillola è veramente la strada da percorrere per arrivare ad essere soddisfatte sessualmente? Possono essere prescritti il desiderio, la creatività, la comunicazione? A parte i casi di disfunzione per i quali certi interventi e farmaci possono effettivamente essere di aiuto, sembra che si voglia manipolare la sessualità. Pretendendo di gestire il desiderio e il piacere attraverso la messa a punto di pezzi del corpo, di molecole, di neurotrasmettitori. Così come vuole farci intendere la campagna europea di sensibilizzazione, che imperversa in questo periodo, sull’eiaculazione precoce per gli uomini come problema esclusivamente medico-farmacologico.
Siamo ancora e sempre nel mondo della “prestazione”, dove anche le difficoltà sessuali sono diventate solo disturbi fisiologici, clinici o meccanici da risolvere con pasticche, creme e bisturi. Bypassando testa, storie, relazioni. Perché l’esperienza sessuale non si riduce alla penetrazione vaginale e al raggiungimento dell’orgasmo ma è fatta di sensazioni, emozioni, intimità. Ed è una dimensione esistenziale molto complessa. È lo spazio dello scambio, della seduzione, della complicità, della disponibilità, della condivisione. È un modo per sperimentare, mettersi in contatto con i propri sentimenti, vivere la propria corporeità (non solo genitalità) e il proprio immaginario. La sessualità ha sempre una funzione comunicativa, è sempre un incontro con l’altro. Anche quando avviene al di fuori di un rapporto di coppia stabile o di una storia d’amore. E la soddisfazione è data dal capire ed esprimere le proprie esigenze sessuali, provare desiderio, eccitarsi, sentirsi coinvolte. Più le sensazioni sono raffinate, più il sesso diventa potente, significativo e soddisfacente.
La nostra sessualità ha mille volti. A volte con un partner non “funzioniamo” mentre con un altro ci scopriamo disinibite e contente. Possiamo non essere appagate sessualmente dalla persona che amiamo, oppure vivere esperienze sessuali soddisfacenti con chi non abbiamo nessun’altra relazione. Ci sono persone, situazioni, atmosfere che ci rendono disponibili e accendono il desiderio, altre che hanno il potere di spegnerlo. Attraversiamo momenti di vita che ci permettono di osare, sperimentare, aprirci a nuove strade. Difficile pensare che basti essere “lubrificate”, pluri-orgasmiche o attenersi a frequenza e durata dei rapporti per essere soddisfatte, così come una certa sessuologia sanitaria e meccanicistica vuole dirci. Fortunatamente siamo complesse e interessanti. E il desiderio è straordinariamente ricco. Non a caso falliscono i mille tentativi di curare impotenza e frigidità quando prescindono da un esame dei significati psicologici e relazionali che ne stanno alla base.
La definizione stessa di soddisfazione sessuale non è facile. Sicuramente non si limita all’orgasmo. “Non è un parametro assoluto per raccontare il piacere femminile” spiega Roberta Giommi, direttrice dell’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze “perché a volte il corpo funziona anche nella sua meccanicità, ma al femminile ci vogliono le emozioni, occorre sentirsi al centro di attenzioni romantiche e di desiderio intenso”. Così, può esserci eccitazione, lubrificazione, orgasmo ma non soddisfazione. “Perché la soddisfazione femminile” continua la sessuologa “ha bisogno di altri ingredienti, come la comprensione, il corteggiamento, l’intimità emotiva, la relazione”.

Fonte: Irpinianews.it

Saluti
dr. De Vulvis Maximo

Seduzione, femminilità e false attese: un seno più grande non è solo per estetica

31/05/2012

20120531-235936.jpgParte del corpo alla quale molte donne dedicano una maggiore attenzione, il seno è simbolo per antonomasia di femminilità. Ma un seno più abbondante non è per tutte. Questo quanto emerso dalla tavola rotonda organizzata dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica – AICPE dal titolo “L’importanza del seno per la donna: femminilità, sessualità, funzione e successo professionale” che si è svolta ieri sera a Salò (Brescia) e ha visto gli interventi di Francesca Romana Tiberi, psicologa e sessuologa, presidente ASPRI (Associazione Italiana Sessuologia e Psicologia Relazionale), Egle Muti, celebre chirurga plastica, ideatrice di particolari tecniche per correggere gravi difetti congeniti delle mammelle; Daniela Pompili rappresentante del Movimento Identità Transessuale, la soubrette Carmen Russo e coordinata da Chiara Botti, chirurgo plastico.

Due i dati di partenza: innanzitutto, «l’aumento del seno è l’intervento estetico maggiormente richiesto e praticato in Italia», ha ricordato il presidente di AICPE, Giovanni Botti, in apertura dell’incontro. In secondo luogo, il seno ha perso nel tempo l’immagine associata alla sua principale funzione, l’allattamento, in favore della seduttività. «Ma, una mammella che allatta o ha allattato può risultare anche solo per questo seducente e le donne dovrebbero esserne consapevoli sentendosi in questo realizzate. Non v’è quindi contraddizione o antitesi fra allattamento e funzione erotica», ha detto Francesca Romana Tiberi. Avere belle forme e un decolleté prosperoso è visto come elemento di affermazione personale. Ma non è l’unico. «È fondamentale che alla femminilità esteriore corrisponda un comportamento femminile», ha proseguito la sessuologa. Inoltre, «occorre analizzare le aspettative reali di chi vuole una “maggiorazione” per riconoscere le false attese, quali ad esempio il perseguimento, attraverso l’intervento, del successo in ambito lavorativo, sociale o familiare». Carmen Russo, nota soubrette, ha lanciato negli anni 80 la figura della “maggiorata” nel mondo dello spettacolo. «Ma quando si è riconosciuti solo per le proprie forme è difficile essere apprezzata per un talento», ha detto la ballerina intervenuta alla tavola rotonda. «Questa esigenza mi ha spinta caparbiamente ad un continuo sacrificio ed impegno nella danza per impormi, per spostare gli occhi di chi mi guardava dal seno alla mia bravura». Ha proseguito: «Non è facile avere un grosso seno: all’armonia esteriore deve corrispondere un’armonia interiore». La fisicità però può aiutare. Ha ricordato Daniela Pompili rappresentante del Movimento Identità Transessuale: «Una transessuale è dotata di sensibilità sessuale particolarmente spiccata e la presenza di un seno rappresenta un elemento fondamentale ed un requisito necessario per l’identificazione personale. Il seno, nel mio sentire, non rappresenta meramente un attributo seduttivo, ma un elemento essenziale alla traduzione fisica del vissuto interiore». Davanti alla volontà di avere forme più marcate, resta la necessità di capire come questo sia possibile. «La mastoplastica additiva può essere eseguita con l’utilizzo di protesi o, in casi più particolari, attraverso ripetuti interventi di trapianto di grasso», ha affermato Egle Muti, chirurgo plastico. Quale la taglia cui aspirare? «È fondamentale che il chirurgo sia in grado di interpretare i veri desideri e le profonde motivazioni che spingono una donna alla richiesta di una mastoplastica». E, in alcuni casi, le richieste posso essere «incongrue». Fondamentale resta il tema della sicurezza dell’intervento chirurgico. Ha ricordato Muti: «L’incidenza delle complicanze è direttamente proporzionale alle dimensione delle protesi impiantate e complicanze. Fortunatamente le complicanze da mastoplastica additiva con protesi sono locali e risolvibili». Se si parla di sicurezza, un elemento di garanzia è anche il costo. «I bassi costi in chirurgia estetica non possono coniugarsi con la qualità», ha sottolineato Chiara Botti, chirurgo plastico. «L’esperienza degli operatori ha un costo, così come una sala operatoria ben attrezzata, un’assistenza continua e l’utilizzo di materiali certificati».

Fonte: Salus.it

Saluti
dr. De Vulvis Maximo

In attesa della bella stagione: Per Uomini

23/05/2012

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Saluti
dr. De Vulvis Maximo

Il cervello non ha sesso…

07/05/2012

La parlantina sembra quasi un attributo femminile tanto è radicata l’idea che noi donne abbiamo una grande predisposizione alla “chiacchiera”. Donne ciarliere, che parlano, parlano, magari un po’ a vanvera.Vecchio pregiudizio popolare, direte voi, che vale quanto quello, ancora più sgangherato, della donna che “ragiona con l’utero”, o meglio ancora con il suo ciclo sessuale: più vispa nelle settimane che seguono le mestruazioni, torbida e rallentata dopo l’ovulazione.

Un pregiudizio che non è solo popolare, è anche “scientifico”, purtroppo, visti gli studi che negli ultimi trent’anni hanno scandagliato il cervello umano in cerca delle differenze fra uomo e donna, ricerche che, chissà perché, mettevano sempre in risalto una predisposizione della donna al ragionamento emotivo, alla chiacchiera, al fare più cose insieme, a ragionare diversamente a seconda di quali ormoni sono in giro nel suo cervello, estrogeni o progesterone.

Mai hanno messo in evidenza un “talento” per il pensiero astratto o razionale.

“Puzza di bruciato”, dicono le femministe: siamo di fronte a un nuovo tentativo di discriminare le donne, e in nome della scienza. L’argomento mi appassiona da tempo, lo confesso, perché mi sembra la prova di quanto la scienza non sia neutra, ma condivida gli schemi e i preconcetti della società di cui è espressione. Una società maschilista, che quando non può più affermare che la donna è un essere inferiore, prova a dimostrare che è quanto meno diversa (non a caso nell’Ottocento si scoprì che il cervello della donna pesa il 9 per cento in meno di quello dell’uomo, salvo doversi ricredere quando si vide che i neuroni sono lo stesso numero, cento miliardi, pur ammassati in una scatola cranica più piccola).

Ora che le ricerche condotte dai neurolinguisti hanno sconfessato buona parte di questi pregiudizi grazie a studi condotti con grande precisione, non potevo non parlarne sulla 27° ora (sull’argomento ho scritto un articolo nella sezione Tempi Liberi del Corriere della Sera). In poche parole è tutto falso:

il cervello di una donna e di un uomo non sono diversi più di quanto lo siano quello di un matematico e di un musicista.

Si diceva che la donna usa 20.000 parole al giorno, l’uomo soltanto 10.000, che la donna è più multitasking perché usa i due emisferi cerebrali, l’uomo uno solo. Ebbene, alla prova dei fatti, tutto questo si è rivelato falso. E speriamo che sia la volta buona.

Il cervello è neutrale. Punto e basta. Gli uomini hanno qualcosa da ridire?

Fonte: corriere della sera

Il vibratore…quest’Amico!

30/04/2012

Simbolo fallico, giocattolo erotico, vezzo, ma molto spesso una celata passione che ancora oggi molte donne non confessano, parlo del vibratore. Un oggetto definito artificioso contestato in passato, ma che oggi sostenuto da diverse ricerche mediche viene acquistato in larghissima quantità dalle donne, tant’è che in Italia viene distribuito in alcune farmacie.20120430-144135.jpg

Cos’è lo sappiamo tutti o meglio pensiamo di saperlo, ma i suoi usi non sono così scontati, nel senso non della pratica, ma bensì il contesto nel quale lo si usa.

Dalle ricerche citate in precedenza è emerso il suo importante ruolo nella cura della sindrome anorgasmica, ma mi viene più semplicemente da pensare che per molte donne, in parallelo alla masturbazione sia un modo per conoscere il proprio corpo, i punti che procurano piacere.

Questa consapevolezza le permetterà di guidare il proprio partner al momento opportuno per spalancargli le porte del piacere.

L’invito quindi non è ASSOLUTAMENTE di lasciare i vostri maschietti a bocca-asciutta, ma bensì di scoprire cosa vi procura piacere, per poi allenarvi nella coppia.

Buona vibrazione a tutte.

Saluti
dr. De Vulvis Maximo

Sesso e carriera: giusto sfruttarlo?

29/04/2012

Da sempre per giustificare la crescita professionale di una collega, i maschietti (diciamola tutta) spesso invidiosi, giustificano tale avanzamento come diretta conseguenza di un comportamento leggero con un superiore o più in generale in azienda.

Io ritengo che ciò vada ben ponderato e dimostrato, per evitare di sfociare nel semplice qualunquismo o ancor di più nella diffamazione, ma c’è chi addirittura ancor più di me sostiene che ciò sia valido e giustificato in ambito lavorativo.
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Ho letto che la sociologa britannica Catherine Hakim, autrice del saggio ‘Erotic Capital: The Power of Attraction in the Boardroom and the Bedroom’ è giusto che una donna usi la sua sensualita’ per fare carriera:
Per la Hakim usare il proprio aspetto e la propria capacita’ seduttiva non solo e’ perfettamente ammissibile ma e’ anche logico: “Perche’ averne la consapevolezza – ha spiegato la studiosa ad Hitc (Here is the City) – e’ importante, il capitale erotico ha un autentico valore sociale e comporta benefici economici evidenti. Dovremmo cessare di sentirci in colpa o in imbarazzo perche’ attraverso la nostra sessualita’ riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi di carriera.
Perche’ gli uomini fanno lo stesso tutto il tempo: utilizzano tutte le armi in loro possesso per andare avanti nella vita, compreso l’appeal, il fascino, le buone abilita’ sociali, il vestire bene, cosi’ come l’intelligenza.
Nonostante questo, gli uomini impongono un divieto assoluto alle donne di comportarsi ad armi pari, spesso colpevolizzandole o denigrandole per aver sfruttato uno dei tanti elementi che possono tornare a loro favore. E’ un atteggiamento ipocrita e da puritani”./em>

Fonte: AGI.it

Saluti
dr. De Vulvis Maximo